Archivio per 13 Novembre 2006|pagina archivio quotidiano

il grande equivoco

isola di mafia

Ho letto di gente che si indigna. Vorrei tranquillizzarli, c’è un equivoco. Mafiawear, marchio di abiti, non ha nulla a che vedere con la mafia siciliana. Mafiawear si riferisce a Mafia, isola della Tanzania situata nell’Oceano Indiano vicino la più nota Zanzibar. E Mafia wear sono gli abiti tradizionali del luogo.

D’altra parte è logico che sia così. Come potrebbe essere altrimenti? E’ evidente che non può esistere nessun imprenditore che, pur di farsi pubblicità, sia disposto a infangare la memoria di persone che hanno perso la vita per combattere la mafia (non l’isola, l’organizzazione criminale). Calpestare il loro sangue. Non può esistere un imprenditore che, pur di raccattare un po’ di banconote, associ la parola mafia (non l’isola, l’organizzazione criminale) a potere, fascino, trasgressione. Sarebbe troppo stupido. Un imprenditore che si rivolga “ai trentenni e a chi acquista per emozione, a chi ama correre in autostrada a 300 all’ora” sarebbe patetico. Quale idiota potrebbe comprare i suoi capi?

Un imprenditore così potrebbe esistere solo in un Paese in cui un ministro dicesse, chessò, che bisogna convivere con la mafia (non l’isola, l’organizzazione criminale) e proponesse di multare chi va piano in autostrada. Ma non può esistere un Paese così.

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Se poi per caso esistesse il Paese e dunque anche l’imprenditore, meglio cercare il sito web, scrivergli il nostro disgusto e dimenticarlo per sempre, ché quello che cerca è pubblicità