Archivio per 26 Marzo 2007|pagina archivio quotidiano

patapam, sorpresa

il poetaIl poeta è lui, ed è morto. No, patapam, colpo di scena, non era lui. E’ lei, ed è viva. Tendiamole una trappola. Patapam, colpo di scena, non è lei ma è quello che tende la trappola. Il grande finale a sorpresa di Michael Connelly distrugge un libro ben scritto con una soluzione tirata oltre l’inverosimile e messa lì solo per stupire. Le motivazioni dell’assassino diventano labili, la trama complicata senza ragione. Il poeta però così rimane vivo (e se no “il poeta è tornato” come lo scriveva?).

Il protagonista, che narra in prima persona, si chiama Jack McEvoy ed è un giornalista di nera che voleva fare lo scrittore. Suo fratello è un poliziotto. Si è suicidato, anzi no, l’ha ucciso un serial killer Prima di lui si sono suicidati altri poliziotti, anzi no, li ha uccisi sempre il serial killer, e lo scopre Jack. Jack è bravissimo, molto più bravo dell’FBI e ricostruisce la serie di delitti, tutti archiviati come suicidi. Ciascun morto ha lasciato un biglietto con una frase di Edgar Allan Poe, e dunque il serial killer diventa “il poeta”. Non vuole farsi scoprire ma lascia tracce ovunque, questo poeta un po’ imbranato. E l’unico che sa raccoglierle è sempre lui, Jack. Che si fa infinocchiare, però, fino a pagina quattrocentonovanta, lui e tutta l’FBI che gli sta dietro.

Un thriller che rispetta le regole del thriller piemme: cinquecento pagine di cui almeno trecento superflue, un doppio finale fiacco che diventa triplo finale ridicolo. Include storia d’amore protagonista – affascinante agente FBI e un pochino di pedofilia spruzzata bene.
Insomma (finale a sorpresa), il libro è splendido.
Patapam, altra sorpresa: non è vero.