Archivio per Giugno 2007|pagina archivio mensile

my new pen friend

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Dunque, io una lettera gliela avevo scritta. Però pensavo: va be’, è presidente, avrà un sacco di impegni, e pure tutti i suoi segretari avranno un sacco di impegni. Figuriamoci se mi risponde qualcuno, figuriamoci. E invece un certo Pasquale (che dalla firma non capisco bene il cognome), “Il Consigliere per la Stampa e l’Informazione del Presidente della Repubblica“, si è messo lì, paziente, con la sua mont blanc, e mi ha mandato una bella letterina (su carta così bella ma così bella che devo chiedere in quale cartoleria la comprano).

E questa bella letterina, ora, che cosa dice non lo posso certo riferire qui. Perché è corrispondenza privata, e sarebbe reato. Però posso dire che parla della visita del presidente Napolitano a Palermo, parla del suo incontro con il comitato “Democrazia a Palermo” (fuori protocollo, tanto che poi qualcuno – nella migliore tradizione locale – li ha pure denunciati, e senza che gli venisse da ridere), parla di un vigile controllo del Capo dello Stato (nei limiti e prerogative del ruolo istituzionale). Insomma, io ho l’impressione, solo l’impressione si capisce, che Giorgio, in fondo in fondo, è d’accordo con me.

nell’appropinquarsi delle vacanze

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Ancora un post di utilità sociale. Nell’appropinquarsi delle vacanze estive non è idea malvagia capire quali libri portarsi dietro e quali no. Che poi portarsi dietro si fa per dire, che con questo euro e tutte queste tasse che hanno messo i comunisti, signora mia, c’è una crisi che nemmeno in vacanza si può andare più. A me lo dice. Noi andiamo a Sciarmelsceic che era in offerta, ma libri, signora, non ce ne portiamo, ché pesano.

Va be’, insomma, casa o Sciarmelsceic, quali sono i (diciamo cinque?) libri che assolutamente non potete fare a meno di, avete deciso che costi quel che costi, anche se poi dovete togliere altro dalla valigia, ecco, ve li portate. E se state a casa, ve li leggete.

Divieto di Camilleri e motivare le liste (ché io ancora devo scegliere). Grazie.

tutti al colle in allegria

al colleSilvio: “Umbè, ci siamo tutti? L’hai chiamato Gianfrà?”
Umberto: “Sì, sì, Roma ladrona. Le lezioni. Duro. Sì”.
Silvio: “E dov’è?”
Umberto (indica uno): “Lì, lì, è lì”.
Silvio: “Quello? Ma quello chi è?”
Umberto: “Gianfranco. Roma ladrona. Terroni di merda”.
Silvio: “Ma Gianfranco chi?”
Umberto: “Roma ladrona. Non lo so, io sono entrato al Parlamento e ho urlato: ‘Gianfranco, andiamo’. Ed è venuto questo qui”.
Silvio: “Boh, io questo non lo conosco. Aspetta che Gianfranco lo chiamo io”.
Umberto: “Terroni di merda. E quest’altro che ci facciamo?”
Silvio: “Ma che ne so, se vuole venire viene, io sono per la libertà. Anche se con quella faccia lì… va be’, fa numero”.
Silvio telefona, arriva il vero Gianfranco.
Silvio: “Allora, ci siamo? Andiamo?”
Gianfranco F.: “Sì, però siamo d’accordo: parli tu”.
Umberto: “Roma ladrona. Le lezioni. Duro duro”.
Silvio: “Parlo io! Andiamo! Viva la libertà!”
Si avviano trotterellando e cantando “Azzurra libertà”.

Poco dopo, al Colle.
Clio: “Giò, ti vogliono al citofono, un certo unto del Signore, dice”
Giorgio: “No, i Testimoni di Geova no, per favore. Ché sto facendo le parole crociate. Di’ che dentro non ci sto”.
Clio (al citofono): “Pronto, signor Unto, signor Unto, mio marito non c’è. Signor Untoooo”.
Suonano alla porta.
Clio: “Ommarronna mia, stanno qua”.
Giorgio: “Clio, non t’accattà la Torre di Guardia ché non mi ci entrano più nella libreria”.

Silvio, Umberto, Gianfranco & Gianfranco superano Clio e si accomodano in salotto vicino a Giorgio.
Giorgio: “Clio, prepara nu bello caffè”.
Silvio: “Clio, clio. Ma quale Clio. Presidente se viene con me le presento una bella Mercedes, ah ah. O una Ferrari…” – (fa l’occhiolino) – “Una bella rossa. Ah ah ah”.
Silvio ride di gusto. Gianfranco R. lo imita.
Giorgio: “Signori, mi dicano pure, ma gentilmente non compro niente che stiamo in crisi e dobbiamo tagliare le spese. Che è uscito sto cazz’e libro, la casta”.
Silvio: “Presidente, mi consenta. Noi siamo venuti a presentarle le esigenze del Paese, quello che chiede la gente. C’è una vera emergenza democratica!”
Giorgio: “Caro signore, non lo dica a me, non lo dica. Proprio mò sto venendo da…”
Silvio (lo interrompe): “Lo vede! Anche lei lo sa, Presidente. Che facciamo? Le facciamo le nuove elezioni, eh? Che dice? Lo salvo io il Paese!”
Umberto: “Roma ladrona. Napoli munnezza. Ce l’ho duro. Duro”.
Silvio (mette una mano sulla bocca di Umberto, sottovoce): “Zitto Umbè! Che quello è napoletano”.
Umberto (soffocato): “Terrone. Le lezioni. Io ce l’ho duro”.
Silvio (a Giorgio): “Hanno occupato tutti i posti di comando, non esiste più la democrazia in questo Paese! E lo sa chi sono, no?”
Giorgio: “Chi? Chi sono? Mò so’ curioso pur’io, so’ curioso”.
Silvio: “I comunisti!”
Giorgio: “Oggesù! Sono stati i comunisti?”
Silvio: “I comunisti, sì, sì. Glielo assicuro”.
Giorgio: “Mannaggia ‘a maro… Ehm, scusi, sa, ma io aggio stato comunista nu tempo. Ma queste cose, queste cose no. Io sono per la legalità e per il rispetto delle istituzioni. Se lei mi assicura che sono stati i comunisti, io chiamo e metto tutte cose a posto”.
Silvio (tronfio): “Glielo assicuro sì”.
Giorgio: “Oggesù mio. I comunisti. Cliiiiio. Portami il telefonino”.
Clio arriva trafelata dalla cucina.
Clio: “Eccolo, Giò”.
Giorgio: “Guarda, cercamelo tu ché io ’sti aggeggi non ci capisco nulla. Fausto, cerca Fausto e fai il numero”.
Clio fa il numero.
Giorgio (a Fausto): “Fausto, io sto venendo da Palermo (…). Sì, esatto, bravo (…). Sì, siamo in emergenza. Sì, hanno truccato le elezioni, lo so (…). Di questo ti dovevo parlare (…) No, non c’entra la mafia, ascoltami (…). No, guarda, c’ho qui un signore che dice che siete stati voi, i comunisti (…). No? Come dici? Sì sì, è nano, ma che c’entra? (…). Pelato? No, non mi pare, però ha dei capelli strani (…). Allora non siete stati voi, dici”.
Toglie il telefono dall’orecchio, lo tiene fra le mani e lo guarda.
Giorgio: “Ommarrò come si chiude qui ’st’affare, Cliiio”.
Clio: “Il tasto rosso, premi il tasto rosso”.
Chiude.
Giorgio (a Silvio): “Guardi, signore, a me qui mi assicurano che non sono stati loro. Mi dicono che c’entra la mafia”.
Silvio: “Presidente, ma la mafia non esiste più! Non l’ha visto Provenzano? L’hanno arrestato!”
Giorgio: “Oggesù, è vero. E chi ci pensava più! Però a Palermo, queste elezioni, non so. Io aggio avuto pure questa impressione. Per carità, un’impressione”.
Silvio: “Ma Presidente! Mi consenta! C’è un equivoco! Quale Palermo?? Ci siamo capiti male. A Palermo siamo stati noi… cioè… volevo dire che…”
Umberto, Gianfranco e Gianfranco ridono.
Silvio: “Insomma, l’emergenza riguarda il Paese!”
Giorgio: “Oggesù. Mergellina?”
Silvio (spazientito): “L’Italia, Presidente, il Paese”.
Giorgio: “Oggesù, l’Italia. Oggesù, signore. Ma io che c’entro?”
Silvio (a Gianfranco F.): “Va be’, Gianfrà, andiamo. Questo non capisce nulla”.
Gianfranco F. (a Silvio): “L’avevo detto io”.
Umberto: “Terrone. Roma ladrona, duro, ce l’ho duro. La lega ce l’ha duro”.
Si alzano.
Silvio: “Va be’, Presidente, è stato un piacere, eh. Allora ci sentiamo”.
Giorgio: “Signori, andate via così? Nemmeno aspettate il caffè?”
Silvio: “No, no, grazie, abbiamo fretta”.
Gianfranco R. (a Silvio): “E pigliamocelo ’sto caffè, che è gratis”.
Silvio (a Gianfranco R.): “Tu zitto e cammina”.
Vanno via cantando “Azzurra libertà”.

Giorgio si rimette il plaid sulle ginocchia e riprende in mano La Settimana Enigmistica.
Clio: “Ch’erano buffi. Ma chi erano, Giorgio?”
Giorgio: “Che ridere, Clio, che ridere”.
Clio: “Sì, ma chi erano?”
Giorgio: “Ma lo sai che non l’ho capito? Eppure mi pareva di averli visti in tv. Secondo me sono quelli di Zelig”.

anche tu reporter della libertà!

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Signore e signori, con grande e malcelato orgoglio vi annuncio che La Tv della Libertà ha scelto Xantology come blog dove effettuare i provini per i nuovi reporter. La selezione è aperta.

Sembra che la signora Michela Vittoria abbia già telefonato a Silvio per chiedere di assumere Andrea, autore di questo imperdibile servizio:

“Nella tradizione degli sprechi comunisti, mentre in Siberia la gente muore dal freddo [scorrono immagini della Siberia], tra l’altro tutti dissidenti anticomunisti [scorrono foto di reclusi nei gulag], qui in Italia [scorrono immagini del deserto del Rub al-Khali, in Arabia Saudita, mentre il sottotitolo recita “Mondello, Palermo”] i poveri anziani, che dopo aver lavorato alacremente una vita per poi vedersi mangiare ogni spicciolo da questo governo, muoiono a causa della canicola”.

Complimenti ad Andrea, che dicono già al lavoro ad Arcore, ma c’è spazio anche per altri. Pare che i nuovi posti di lavoro alla Tv della Libertà siano ben un milione. Descrivete nei commenti il servizio che vorreste realizzare e coronerete il sogno di una vita: lavorare per la Libertà.

skifo gvrn x tt qst tasse (by cittadini italiani)

mvbIgnara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore
(poesia di Sandro Bondi dedicata a M.V.Brambilla)

La TV della Libertà by Cittadini Italiani. Così la scritta che chiude una sigla con statua della libertà e nastri tricolore. Quattro ore di diretta ogni giorno su un canale SKY e molte emittenti locali.

Apre la padrona di casa, Michela Vittoria Brambilla. La rossa d’assalto che a Berlusconi deve essere sembrata la giusta via di mezzo fra un politico, un banditore d’asta e una letterina. Una entità indefinibile: un pizzico di Sandro Bondi, una fetta di Mastrota, una buona dose di Wanna Marchi e un chilo e mezzo di Elisabetta Gregoraci.

Nella TV della Libertà, tutto è azzurro, come aspettarsi altro? Il cielo è appena striato di nuvole. Le luci brillanti, i tailleur firmati. Tricolori non mancano.
Via. La signora chiama subito il capo.
“Questa voce la riconosciamo” – tutta contenta.
“Eh eh, come state? Bene?”
“Buongiorno presidente Berlusconi”.
“E’ lì la festa?”
“La festa è appena cominciata. E’ appena cominciata ma promette molto bene, direi”.
Il siparietto è traballante: scarsa la qualità dell’audio, il presidente si impappina. Colpa di chi? Delle forze dell’opposizione a questa nuova iniziativa, che poi sarebbero i comunisti, si capisce.

“Un dato di fatto è che la politica non c’entra nulla con quanto sta facendo l’attuale Governo Prodi per il Paese – aveva dichiarato la Brambilla – e denunciare questo non vuol dire fare dell’antipolitica, anzi. Noi non siamo antipolitici, ci permettiamo solo di dare voce ai cittadini, far dire loro quello che in realtà pensano. Bollare di populista chi esprime il proprio disappunto significa non conoscere la realtà del Paese”.

E infatti. La TV è un delirio di voci dei cittadini. C’è il tema del giorno, ben scritto in alto dentro una cornice (azzurra, si capisce). Un giorno “Emergenza droga”, un altro “Batosta tasse”. Attendiamo “Piove governo ladro”, ma per ora non piove, quindi forse al termine dell’estate.

E poi servizi imbarazzanti. Interviste per strada che Del Debbio (quello reso immortale da Gene Gnocchi) è un dilettante, e brevi fiction del tipo: signora che va dal commercialista, domanda “ci sono buone notizie?”, e il commercialista con faccia contrita: “signora, mi spiace, ma con tutte queste nuove tasse che ha messo il centrosinistra”.
Oppure: emergenza droga. Ci vuole fermezza o tolleranza?
E la parola allo stomaco della gente. Che, si sa, lo stomaco della gente ragiona.
L’ultima parola è sempre sua: Michela Vittoria in autoreggenti ci illumina con la sua sapienza. Sì, ci vuole fermezza. No, ci vogliono meno tasse. E così via.

Per completare il quadretto, ecco le interviste in studio agli italiani che lavorano. Quelli che producono, si capisce. E giù piccoli imprenditori azzurri e impomatati. Siparietti così:
MVB: Come mai la sua azienda si chiama Regina?
Risposta: Volevamo chiamare Regina una figlia che non è venuta, e così abbiamo dato il nome all’azienda.
MVB: Che bello! Questo spiega il suo rapporto d’amore con l’azienda!

Nel frattempo, in basso scorrono gli sms mandati dal pubblico. Che poi uno si chiede: ma davvero esiste un pubblico così? E poi si risponde: Forza Italia è il primo partito italiano. E sono scritte tutte k e x che inneggiano alla libertà e si lamentano dei comunisti. W libertà. Skifo governo x tt qst tasse.

Potrebbe essere divertente, anzi lo è senz’altro. Una TV che lascia Emilio Fede ad arrancare nelle retrovie della propaganda, più trash di uno show di karaoke neomelodico.

Eppure. Eppure tutto ciò è davvero preoccupante. Perché la gente che osanna la Brambilla esiste davvero, perché il rischio è tremendo, bene che vada la signora sarà ministra. O vicepremier.
E allora uno pensa, e lo pensa sul serio: in un’epoca in cui i più deboli possono essere trascinati sul carro con due luci blu, un tailleur, una chioma rossa, quattro interviste, al limite una Iva Zanicchi, che senso ha il suffragio universale?

bruno vespa: la nuova opera in libreria

bruno vespaFinalmente in libreria, edito da Mondadori, il nuovo libro del brillante giornalista Rai: “Storia d’Italia vista da Cogne” è uno splendido affresco della storia del nostro Paese. I preziosi contributi del senatore Andreotti, assolto dalle accuse di mafia, e le postfazioni di Alba Parietti, Carlo Taormina e Giulia Bongiorno ne fanno un’opera imperdibile.

Nell’opera, Bruno Vespa, dal punto di vista di chi conosce e non teme i potenti, ci racconta la storia d’Italia da un osservatorio privilegiato: il paese di Cogne. La storia raccontata dal grande giornalista, con il piglio del cronista di razza, è una lunga cavalcata lungo tutti gli avvenimenti che hanno fatto il nostro Paese: Adamo ed Eva, l’uomo di Neanderthal, Giulio Cesare, Garibaldi, Mussolini, piazzale Loreto, la nascita della Repubblica, piazza Fontana, Aldo Moro, la caduta del Muro, Tangentopoli, l’assoluzione di Andreotti dalle accuse di mafia, il delitto di Cogne, i colloqui fra Berlusconi e Bush, il G8 di Genova, la guerra in Iraq e lo sbarco su Marte.

L’autore, che da quasi dieci anni conduce con successo Porta a Porta, ricostruisce in presa diretta e con rigorosa puntualità, attraverso molti particolari inediti, tutti questi avvenimenti cruciali per la vita nazionale, con l’ausilio delle straordinarie testimonianze di Giulio Andreotti, che, particolare che l’autore ama sottolineare, è stato assolto dall’accusa di mafia.

Con il consueto stile secco e immediato, Bruno Vespa ha anche intervistato Prodi e Berlusconi, e ne ha raccolto i progetti sulla nascita, a sinistra, del Partito democratico e, a destra, del Partito della Libertà. Entrambi hanno tenuto a sottolineare l’importanza di un uomo come Andreotti, ingiustamente accusato per anni dalle toghe rosse, nelle istituzioni della nostra Repubblica. Spicca, in queste pagine, il colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che parla della sua elezione, della volontà di tenere unito il paese e dell’assoluzione di Andreotti.

L’autore, poi, dedica due intensissimi capitoli alle elezioni più drammatiche della nostra storia, quelle del 2006, e uno dei capitoli finali alla ricostruzione della vicenda Telecom, basata su testimonianza di prima mano: ne parla Valeria Marini che ha ben tre schede Tim.

Sullo sfondo di questo magnifico affresco della storia nazionale, è ricostruita anche la storia dell’America. Una ricostruzione puntuale, precisa, originale, che si giova del contributo dell’americana Clarissa Burt.

Cogne è anche il pretesto per domandarsi: perché l’odio è stata la tragica forza motrice del secolo passato e rischia di esserlo anche di quello presente? Perché? Bruno Vespa spazia dalla storia ai più ampi confini della cronaca e risponde con grande brillantezza al quesito, coadiuvato dalle testimonianze di Giulio Andreotti, assolto dalle accuse di mafia, sul delitto di Cogne e da una puntualissima analisi dello psichiatra Paolo Crepet.

Gustosissimo il capitolo in cui Vespa, con l’aiuto del senatore a vita assolto dalle accuse di mafia, ci racconta che cosa si dicono a quattr’occhi Berlusconi, protagonista del nuovo miracolo italiano, e Bush. Lì dove si percepisce, fra le barzellette e le battute, che a un occhio sbadato potrebbero persino apparire volgari, la grandezza politica dei due statisti. Solo i grandi statisti, infatti, suggerisce l’autore, sanno discutere con tale leggerezza dei più grandi temi sociali.

In appendice, infine, Vespa ci racconta la tragedia dell’11 settembre e ci propone una ricostruzione degli incidenti con cui bande armate di terroristi hanno funestato il G8 di Genova.

Imperdibili poi le tre postfazioni. Nella prima Alba Parietti ricostruisce la guerra in Iraq da un osservatorio privilegiato: casa sua. Nella seconda l’avvocato Giulia Bongiorno approfondisce le ragioni dell’assoluzione di Giulio Andreotti e ne ricostruisce la vicenda umana di persecuzione da parte della malagiustizia rossa. Nella terza, finalmente l’avvocato Taormina rivela il vero colpevole del delitto di Cogne: lo stesso Bruno Vespa, unico ad avere un movente.

Bruno Vespa, Storia d’Italia vista da Cogne, Mondadori, € 23,50, 882 p., rilegato. Edizione con cofanetto da collezione € 39,90.

(crosspostato su Cabaret Bisanzio)

16 giugno 1997 – 16 giugno 2007

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In The Next World War
In a Jacknifed Juggernaut
I am born again

su al colle c’era coda, ti scrivo una lettera

napolitanoPresidente Napolitano, fai la faccia indignata! Su, dimostra che non vieni a Palermo solo per scappare dal tuo ufficio di Roma. Che poi io ti capisco: con la minaccia che quello lì, quello coi capelli finti, ti venga a trovare e ti faccia magari perdere una mezza mattinata, chi non scapperebbe? Perché anche dire alla segretaria: dica che non ci sono non è possibile per un Presidente: dove va c’è scritto sul giornale.
E allora vieni a Palermo. Va bene, è un’emergenza e ti ospitiamo. Però ascolta queste due cose che ho da dirti e che non ho potuto dirti lì su al Colle perchè c’era coda (c’era un tipo piccoletto che sbraitava che veniva prima lui e che doveva parlarti di una cosa che non ho capito, ma c’entrava la gente).

Giorgio, a Palermo vatti a mangiare un pane e panelle, fatti un bagno a Mondello, fatti un giro in centro. Insomma, divertiti pure. Ma quello no. Non puoi andare a festeggiare l’Assemblea Regionale Siciliana! Non puoi stringere quelle mani. Non puoi presiedere una seduta straordinaria, stasera alle 20, senza provare un minimo di imbarazzo. Lo provi? Se lo provi, dillo.

Non puoi girare per Palermo senza ricordare le ultime elezioni, appena un mese fa: sarebbero state scandalose anche in Nigeria. Qui non si indigna nessuno e il governo, interrogato, risponde con il nulla.
(Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento: “il Governo ha il limite di analizzare quanto successo in uno spazio temporalmente definito ad oggi; continuerà a seguire con la massima attenzione tutta la vicenda ed in primo luogo l’evoluzione delle indagini in corso e, nel rispetto totale della autonomia della magistratura, quanto ulteriormente dovesse venire ancora segnalato”. Fried air).

A te, Giorgio, Palermo si mostrerà pulita. I cassonetti li avranno svuotati minuti prima del tuo passaggio. Quando l’auto blu posteggerà, non si avvicinerà un tizio losco chiedendoti cinque euro per un caffè. Che se non glieli dai, poi ti prende a calci la macchina. E quando ti mostreranno il monumento contro la mafia (ne abbiamo un sacco), non ti diranno che lì, a cento metri, abita il latitante Pippuzzo che governa il quartiere. Però non fare finta che non le sai queste cose, ché tu le sai. Almeno fai la faccia indignata.

Presidente, la Sicilia da sola non ce la fa. Da decenni è sempre nelle stesse mani. Un parastato di privilegi di clan. Lo Stato non è in grado di fare nulla? No, certo che no, se no avrebbe invalidato le elezioni, per esempio. Allora, caro Giorgio, restituisci l’isola ai Normanni, per favore. Tu quando vuoi venire a farti un giro, sei benvenuto (ma non ti portare dieci auto blu, una basta), ma a governarci ci pensino loro. Grazie.

niente cucciolone per il caro buttiglione

cuccioloneI questori del Senato: “L’esigenza non merita di essere ascritta tra quelle che garantiscono un miglioramento della qualità della vita del Senato”.

Rocco Buttiglione: “Non capisco cosa ci sarebbe stato di male a portare i gelati alla buvette. Del resto anche i politici mangiano”.

E che mangino, siamo tutti d’accordo.

Che poi, il problema non è il gelato. In un paese normale non sarebbe un problema. In un paese normale dove le istituzioni sono istituzioni e la politica fa il suo mestiere. Con queste premesse, che male ci sarebbe a chiedere un po’ di gelato?

Ma la richiesta di Buttiglione & friends è fatta in un momento in cui l’intolleranza verso il palazzo è alta, un momento i cui i privilegi della casta sono oggetto di dibattito continuo. Si sa, non ci sarà la rivoluzione, loro proseguiranno a mangiare, gli altri a sopravvivere da precari. Loro cancelleranno le nostre pensioni e regaleranno i nostri tfr alla finanza dei tronchetti. Non cambierà nulla. Però la richiesta è imbarazzante, stupida, incosciente.

Quella di Buttiglione & friends è la richiesta di chi vuole solo provocare, o la richiesta di non capisce più nulla, e non so cosa è peggio.

quelli che avete letto l’ultima pagina e avete tirato il libro (update)

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Questo è un post di utilità sociale (aggiornamento di questo). Serve a segnalare tutti quei libri, in genere sono gialli, che avete letto l’ultima pagina e l’avete tirato contro un mobile. In puro spirito teseniano, il Tesen 2.0 dei tempi andati (Dio preservi quelli che ama dalle letture inutili). Però qui noi, molto immodestamente, ci sostituiamo a Dio e cerchiamo di preservarci da soli (a vicenda).

Ovviamente, sono ammessi, anzi benvenuti, spoiler. D’altra parte sono libri da non leggere. Dunque non c’è nulla da spoilerare.

Insuperabile il finale di Diario di un killer sentimentale. Il killer ritrova l’amichetta francese (che lo aveva piantato in Europa) a letto con l’uomo che lui deve uccidere in Messico e spara a entrambi. Se fosse un libro comico, ci starebbe bene.

Altro ben piazzato in classifica: Henning Mankell, Prima del gelo. C’è la protagonista, detective donna, che in gioventù aveva tentato il suicidio sopra un tetto incerta se buttarsi o no. Interviene da poliziotta sul luogo dove una ragazza minaccia, guarda caso, di buttarsi da un tetto. Arriva lì, sale, le parla e la salva (come nemmeno Pippo Baudo). Con la trama non c’entra nulla, mentre voi avevate sperato che questo epilogo la salvasse (la trama, non la ragazza, quella può buttarsi di sotto) visto che fino a lì era piatta e noiosa. E invece è miele e zucchero e giù lacrime. Ecco, il libro finisce così e voi lo tirate contro un mobile.

Il finale de L’elenco telefonico di Atlantide, Tullio Avoledo, è un altro di quei finali che ispirano violenza. Però in questo caso è più facile. Lo sanno tutti, ve l’hanno detto mille volte: il libro è bellissimo, ma le ultime tre pagine, oddio, le ultime tre pagine. E allora quando lo comprate, già prima di uscire da Feltrinelli (per non cadere dopo nella tentazione di leggerle), le stracciate e le lasciate lì. Ve ne rimangono comunque cinquecento di uno splendido romanzo.

E poi come dimenticare Il Poeta di Michael Connelly? Come? Un doppio finale fiacco che diventa triplo finale ridicolo. Il poeta è lui, ed è morto. No, patapam, colpo di scena, non era lui. E’ lei, ed è viva. Tendiamole una trappola. Patapam, colpo di scena, non è lei ma è quello che tende la trappola. Soluzione tirata oltre l’inverosimile e messa lì solo per stupire. Il poeta però così rimane vivo (e se no Il poeta è tornato come lo scriveva?).

Altro libro da scaraventare: Sangue del mio sangue di John Harvey. Scaraventatelo quando il killer, che mandava le cartoline al compare in prigione dalle città in cui si rifugiava e malgrado questo risultava introvabile, telefona alla polizia e dice “ehi, sono qui”. Poi arrivano e lo acchiappano e lui non se lo aspetta. Fuuuum contro il muro.

Infine, secondo Sauro Sandroni, massimo esperto italiano di thriller dopo Giorgio Faletti, merita un posto in classifica: di Fruttero & Lucentini, Il palio delle contrade morte; sembra un giallo, ma alla fine si scopre che ci sono i fantasmi, o cose del genere. E questo, in un giallo, anche ben costruito come in questo libro, è peccato mortale. O si scrive di fantasmi o si fa un poliziesco: se si scopre che i delitti li possono fare anche gli spettri, Sherlock Holmes può anche andarsene a prostitute, lui e tutte le sue investigazioni empiriche, ché le indagini le facciamo fare agli esorcisti.

(Crosspostato su Cabaret Bisanzio, i commenti )

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