Archivio per la categoria ‘anna s. politkovskaja’

non dimenticare anna politkovskaja

anna Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca. Era la più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi. Ora la magistratura ha arrestato quelli che dovrebbero essere gli esecutori materiali dell’omicidio. Ma chi ha pagato i killer è ancora a piede libero e difficilmente vive all’estero come il Cremlino vuole far credere. L’omicidio di Anna Politkovskaja è maturato in Russia. Chiunque abbia letto i suoi scritti sa che di nemici se ne era fatti molti perché lei voleva solo continuare a fare il proprio lavoro e raccontare quello che vedeva.. È per impedirglielo che l’hanno uccisa non per destabilizzare la fin troppo stabile Russia. Chi l’ha fatta uccidere vive a Mosca o a Groznyj, non a Londra. Anna in patria era sconosciuta al grande pubblico, come ha opportunamente (e delicatamente) ricordato il presidente Putin poche ore dopo l’esecuzione. Lì, infatti, i libri di Anna sulla Cecenia e sull’involuzione democratica russa faticavano a esser pubblicati. La libertà di stampa è minacciata in Russia da quando il Cremlino è guidato da un ex tenente colonnello del Kgb. Eppure, malgrado minacce, arresti e avvelenamenti, Anna non aveva voluto abbandonare la sua terra, la sua Russia. I suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani a Groznyj come in tutta la Russia erano ben noti in Occidente. Ma nessun rappresentante della Commissione europea si è sentito in dovere di partecipare ai suoi funerali. Nessun capo di Stato. Nessun premier del mondo che parla di esportare la libertà. Se la politica è stata disattenta (partecipe invece alla gara per pagare il gas russo qualche spicciolo in meno), il mondo della cultura non può dimenticare Anna Politkovskaja. Chiediamo quindi che giornali, associazioni, teatri, redazioni, filarmoniche, orchestre o singoli artisti organizzino per ogni 7 ottobre iniziative per ricordare Anna. Per dire a chi l’ha fatta uccidere: noi non dimentichiamo!

Per aderire: 7ottobre2007@gmail.com
Appello da: anna

che bello, c’è putin!

prodi e putin

Bella notizia: c’è zar Putin in Italia.E ha incontrato Prodi. Così finalmente il nostro presidente ha potuto chiedergli della sorte di Antonio Russo, giornalista italiano ucciso in Georgia, dove si trovava, inviato di Radio Radicale, per scrivere sul genocidio ceceno.

Perché certamente glielo ha chiesto. E si capisce che glielo ha chiesto: Antonio Russo era un giornalista italiano! La Politkovskaja, va bè, affari loro. La Cecenia, va bè, affare interno dell’impero russo. Ma Russo, diamine, Russo era italiano. Come Mastrogiacomo, in fondo (che tutti stanno facendo questi bellissimi appelli perché i talebani, oddio come sono cattivi i talebani).

O no?

foto da leonardo

portava a spasso la sua aria triste per la casa

la guerra di maaka e pavelUn silenzio assordante copre una strage compiuta alle porte dell’Europa. La strage dei ceceni. Silenzio e falsità.
“Secondo informazioni dei nostri servizi c’è stata un’attività terroristica in Cecenia anche nei confronti della popolazione russa e come reazione di Mosca c’è stato un referendum e l’80% ha deciso di voler rimanere nella Federazione russa. La Russia ha subito attentati terroristici senza reazioni. Sull’argomento la nostra opinione pubblica si è formata una falsa percezione. Non continuiamo a diffondere queste leggende, guardiamo la realtà dei fatti, perché è sulla realtà dei fatti che si devono costruire delle corrette opinioni. Sto facendo l’avvocato difensore di Putin. Un avvocato difensore non richiesto ma manderò comunque la parcella di un euro.” (Silvio Berlusconi, 6/11/2003)

“La guerra di Maaka e Pavel” è un piccolo libro di cento pagine da leggere insieme agli scritti di Anna Politkovskaja. Tre parti: il diario di Maaka, ragazzina cecena fuggita in Francia, che ha avuta la famiglia sterminata; le lettere fra il soldato di leva russo Pavel, impaurito e angosciato dalla barbarie che lo circonda in Cecenia, e la madre, accecata dalla propaganda di stato; un’ultima parte di approfondimenti storici a cura di Amnesty International.

“Dopo dieci giorni di assedio, un’organizzazione incaricata della ’sicurezza in Europa’ è riuscita a ottenere il diritto di evacuare un convoglio di seicento civili verso Grozny. Abbiamo viaggiato insieme a medici e feriti. (…)
Tutto sommato ero felice di ritrovare la mia casa. Papà ha sostituito i vetri rotti con fogli di plastica. Lida e la sua famiglia non avevano più la casa e si sono sistemati da noi. (…) Mi mancava la saggezza di nonno. Mi mancava la tenerezza di nonna. Mi mancava il buon umore di Illyas. Mamma piangeva troppo spesso. Saidan non aveva pronunciato una sola parola mentre portava a spasso la sua aria triste in tutta la casa” (Diario di Maaka)

“Sono un privilegiato per quanto riguarda le scarpe, perché ho ricuperato un paio di stivali dai piedi di un cadavere. Li tengo sempre per paura che me li rubino. I miei compagni hanno per lo più scarpe da ginnastica bucate.” (Lettera di Pavel)

“Ultimamente il comandante si è rifiutato di firmare l’ordine di smobilitazione di un soldato finché questi non gli avesse versato la metà del premio previsto in questo caso. Il soldato ha resistito al ricatto. E’ finito assieme ai prigionieri ceceni in una pozza d’acqua ghiacciata, per quattro giorni e quattro notti. Nessuno di noi ha protestato. (…) Non potrà più usare le gambe. E’ stato smobilitato… senza il premio.” (Lettera di Pavel)

(Laurence Binet, La guerra di Maaka e Pavel)

anna s. politkovskaja, new york 30 agosto 1958 – mosca 7 ottobre 2006

politkovskaja

“A chi in Occidente mi vede come la principale militante contro Putin rispondo che io non sono una militante, sono solo una giornalista. E basta. E il compito del giornalista è quello di informare. Quanto a Putin, ne ha fatte di tutti i colori e io devo scriverne”

la russia di putin

ceceniaAnna Politkovskaja è stata assassinata oggi a Mosca con quattro colpi di pistola. La Politkovskaja era una donna con la schiena dritta, forse la sola giornalista russa che ha avuto il coraggio di raccontare la Cecenia di Putin. Il suo libro “la Russia di Putin” è un’opera fondamentale (in italiano da Adelphi). Mai pubblicato in Russia, dove tutti dovrebbero leggerlo. Il telegiornale del primo canale russo ha dato la notizia, più o meno, così: “uccisa a mosca una giornalista della novaya gazeta”, per poi passare ad altro. Si parlerà di banditi, magari di terroristi islamici che fanno sempre comodo. Ma chi è il mandante lo sanno tutti, almeno fuori dalla Russia. E non è Bin Laden.

(immagine della distruzione di Groznij, tratta da qui)