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il bravo giornalista chiede permesso
Secondo il pentito Campanella (suoi testimoni di nozze: Cuffaro e Mastella) il boss di Cosa nostra Nino Mandalà ed Enrico La Loggia erano amici e sono stati soci in affari. E, in virtù di questi rapporti di amicizia, il piano regolatore generale di Villabate venne concordato da Nino Mandalà, La Loggia e Schifani. Renato Schifani fu poi nominato, dalla amministrazione di Villabate, esperto per le tematiche urbanistiche. L’incarico del Prg sarebbe andato a un progettista di fiducia.
La Loggia e Mandalà: soci in affari lo sono stati senz’altro. La Sicula Brokers è stata fondata nel 1979 e tra i soci c’erano Nino Mandalà, Renato Schifani ed Enrico La Loggia, nonché Benny D’Agostino e Giuseppe Lombardo. Benny D’Agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato di un viaggio Napoli-Roma in Ferrari in compagnia di Michele Greco. Giuseppe Lombardo era amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, boss della famiglia di Salemi.
Questo e molto altro racconta il libro obbligatorio “I complici“. Nei giorni scorsi, anche La Repubblica, edizione di Palermo, ha (timidamente) riportato le dichiarazioni di Campanella. La Loggia ha replicato con una lettera al giornale in cui, oltre naturalmente a smentire tutto (completa estraneità eccetera eccetera), dice “spiace quindi dover constastare l’uso quanto meno improprio del mio nome nel momento in cui Repubblica ha trattato l’argomento, senza peraltro aver ritenuto opportuno interpellarmi“.
Dunque, mi par di capire, prima di scrivere di La Loggia, il giornale deve chiedergli il permesso. Mi sovviene un dubbio: Lirio Abbate, autore con Gomez de “I complici”, il permesso lo aveva chiesto?
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