Archivio per la categoria ‘francesco recami’
né tantomeno utilizzare a scopo ricreativo
Il correttore di bozze di Francesco Recami è un libro strano, a tratti splendido, a tratti irritante. Cominci a leggere e dici: non è possibile. Sembra una storia insulsa, un giallo da quattro soldi, per di più pieno di refusi.
Lucilla, casalinga anni novanta (meglio Novanta?) con la Scenic (o forse Scenique?), fa la spesa ed è adescata da un gigolo. La trama gialla comincia così e va avanti scialba, troppo scialba.
Poi, dopo un po’, inizi a capire. Quello che stai leggendo è un libro nel libro: è il manoscritto che il correttore di bozze sta, appunto, correggendo in bozze. Così, pagina dopo pagina, il giallo perde importanza, di fatto non c’è più, ed emerge la figura di questo correttore di mezza età, kafkiano, solitario, in lotta con le parole e con gli editori, con i suoi lapis, i suoi evidenziatori sulla scrivania, i suoi vocabolari, la sua biblioteca. Il correttore di bozze diventa la storia di una ossessione, diventa un romanzo claustrofobico e, in alcune parti, bellissimo. Un romanzo che parla di scrittura con un fuoco ristrettissimo: di accenti gravi al posto sbagliato, di refusi, di parole straniere scritte male. Piccole cose che ossessionano il correttore e possono generare malintesi, equivoci.
Il correttore di bozze è anche un romanzo-denuncia del mondo editoriale, soprattutto quello giallo/noir. E pazienza se viene dalle pagine di un editore che sul giallo ha costruito il suo successo e che scrive la nota biografica così: “Francesco Recami (Firenze, 1956), oltre che autore di testi divulgativi e guide di montagna, ha scritto due romanzi per ragazzi“.
Il correttore di bozze è certamente un romanzo di grandi ambizioni, secondo me non pienamente raggiunte. A tratti, Recami si lascia prendere la mano e i suoi giochi linguistici finiscono per annoiare. Un romanzo comunque da leggere, anche se rappresenta un notevole passo indietro rispetto allo splendido “L’errore di Platini“.
“Al correttore è richiesto di leggere il testo sotto un aspetto rigidamente formale… Il correttore deve comprendere, conoscere, correggere il testo, ma non lo deve apprezzare, giudicare, né tantomeno utilizzare a scopo ricreativo, lasciando correre i pensieri, come fa un lettore comune, un profano, che può pensare ad altro per una trentina di righi, e poi tornare al binario della lettura… Il correttore invece deve leggere tutte le parti del testo con lo stesso grado di attenzione, siano esse avvincenti o inutili.”
superclassifica show

Per la superclassifica show, i miei tre cents:
1) Alberto Ongaro – La taverna del Doge Loredan (okay, è del 1987, ma io conto l’ultima edizione)
2) Alberto Ongaro – Il ponte della solita ora
3) Francesco Recami – L’errore di Platini (scritto negli anni ottanta, ma pubblicato da poco per Sellerio che lo aveva dimenticato in un cassetto)
Zona Uefa per Ai margini del caos di Franco Ricciardiello, La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig e altri due Ongaro: La partita e Il segreto di Caspar Jacobi (ma di che anno sono?). Va bè, anche Il segreto dei Segonzac, su.
Più tardi mi esprimerò per Miss Italia.
l’errore non è di platini
Se è vero quanto riportato nel risvolto di copertina, l’errore non è di Platini. L’errore è di chi ha tenuto in archivio un libro di tale bellezza. Di chi non lo ha pubblicato subito, appena ricevuto, e ci ha fatto attendere più di vent’anni.
L’errore di Platini, breve storia scritta da Francesco Recami, narra di una coppia degli anni ottanta. Gianni e Sabrina, lui lavoratore autonomo, lei casalinga, sono una coppia normale con una triste sciagura: la figlia cerebrolesa. L’errore di Platini vuol dire 13 al totocalcio. Sembra una storia banale, ma il racconto di Recami è bellissimo: glaciale, estraniante, pessimista, pieno di un’ironia amarissima che strappa insieme sorrisi e lacrime. L’errore di Platini di Francesco Recami, senza mezzi termini, è un capolavoro.
“Per il festival dell’Avanti alle Focette i socialisti versiliesi avevano organizzato una sfilata di Trussardi, con video-allestimento, al teatro tenda Bussola Domani. Tutta la Viareggio dei negozi di abbigliamento si era mobilitata per ottenere gli inviti. Apoteosi di rose rosse e garofani, modelle disposte ai dodici centimetri, uso sconsiderato di Brut Faberge, nel pomeriggio incontro dibattito con partecipazione di D’Agostino, Alberoni e lo stesso Trussardi sul tema ‘Moda ed erotismo’. Alberoni sostenne che l’erotismo è un gioco, che l’uomo non ha ironia riguardo a se stesso, che l’uomo si eccita a vedere se stesso eccitato; dichiarò inoltre che tutto è erotismo, commenti sulla sua bellezza. D’Agostino fece pubblicità a qualche cosa e poi disse che l’epoca attuale è quella del quick-end come clip erotico, buzzetta alla Carrà, cosce di Natalia Aspesi, instant dildo. Nessuno sapeva cos’era un dildo, tuttavia tutti si chiesero se era finocchio. Trussardi citò Lord Brummel, Salgari e Abramo Lincoln, per dire che l’erotismo non è il nudo, ma i vestiti che disegna lui”.
Francesco Recami, L’errore di Platini
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