Archivio per la categoria ‘giornalismo’
tutto il duemilaotto in anteprima
In anteprima tutto il 2008 nei titoli dei quotidiani.
Discorso di fine anno: Napolitano invita al dialogo
Bufera sulle borse asiatiche
Turbolenze sul matrimonio Alitalia – AirFrance
Lega in piazza, Bossi: il paese è stufo
Crisi dei mutui: crolla il Dow Jones
Dopo la grazia, stasera da Bruno Vespa la verità di Contrada
Berlusconi sulle intercettazioni: siamo in piena emergenza democratica
Inter: il ritorno dell’Imperatore
Pinturicchio vuole gli Europei
Fuori dall’Europa: Mancini si difende
Cina: la minaccia che viene dall’Oriente
Dopo la tragedia di Forlì, parla Prodi: mai più morti sul lavoro
Omicidio di Perugia: è stata Al Qaeda
Sarà l’estate più calda del secolo
Con il caldo consumo record di elettricità
Il petrolio sfonda i 110 dollari al barile
Al via le sfilate, riflettori puntati sulla moda
Napolitano: prevalga l’interesse nazionale
Il giallo di Trognano: spunta la pista satanica
Mediaset: crescono gli ascolti e i ricavi pubblicitari
I gemelli di Flavio: ecco le foto di Falcon e Kenya Briatore
La showgirl accusa: il padre di Trasimeno è John Elkann
Scurati vince il premio Strega
Sul web il nuovo video: Bin Laden minaccia l’Occidente
Il ministro: presto la riforma tv
Confalonieri: sulla tv, il governo è liberticida
Schifani: entro Natale questo governo va a casa
Bondi: Prodi è un premier senza più maggioranza
Bonolis torna in tv e scoppia la polemica
Berlusconi in bikini al Billionaire: presto tornerò premier
Michela Vittoria Brambilla lancia i circoli del Popolo
Treviso: crociata contro gli extracomunitari
Polvere sottili, il sindaco: presto il piano traffico
Amanda Knox vince l’Isola dei Famosi
Bufera intercettazioni sul ciclismo
Bufera cocaina nella Milano bene
Droga: ricompare l’incubo eroina
Veltroni: via alle larghe intese
Prodi: al via presto un piano salari
Paris Hilton: ancora un video sexy
Riecco Britney Spears con qualche chilo di troppo
Finanziaria, via libera dal Senato
Compiuti da extracomunitari il 37% dei crimini
Tragedia nel derby: il pallone si ferma
Freddo e neve alle porte
Con il freddo consumo record di elettricità
Torna Moggi: le società lo eleggono a capo della Lega
Strage di Capaci: ripartono le indagini sui mandanti occulti
Garlasco: Stasi aveva un blog
Grazia a Provenzano: esplode la polemica
Fabrizio Corona: il mio partito guarderà a destra
Guerra dei calendari: ecco le casalinghe di Garlasco
Sarkozy e Blondie: polemiche sulla love story
Cinepanettoni: domina il duo Boldi – De Sica
Napolitano: il 2009 segnerà il rilancio dell’Italia
Prodi: nel 2009 interventi a favore delle famiglie
Ultimatum di Mastella al governo
Napoli: sequestro record di botti
Capodanno 2009: per le famiglie cenone all’insegna del risparmio
i fidanzati: facciamo sesso selvaggio
Perugia – Il giorno dopo la scoperta del cadavere di Meredith, Raffaele e Amanda avevano in testa una sola idea: chiudersi in casa e fare “sesso selvaggio”. E’ quanto ha raccontato agli investigatori, l’8 novembre, Carlo Maria Scotto di Rinaldi, 30 anni, titolare di “Discovery”, un negozio di abbigliamento nel centro di Perugia. “Ieri sera vedendo il tg ho riconosciuto i due arrestati per l’omicidio di Meredith – si legge nel verbale – voglio precisare che Patrick lo conosco da diverso tempo. Ricordo che gli altri due, il giovane e la ragazza americana, mi sono venuti in mente perché sabato 3 novembre intorno alle ore 19 sono entrati nel negozio e sono rimasti all’interno per circa venti minuti. La ragazza ha acquistato una maglia e un perizoma. Durante la scelta dei capi di abbigliamento e in particolare del perizoma ho sentito che mentre si accingevano a pagare, di fronte alla cassa, si sussurravano le seguenti parole: ‘Dopo te lo metti a casa e facciamo sesso selvaggio…’. Preciso che si esprimevano in lingua inglese ma siccome conosco la lingua non ho avuto difficoltà a comprendere”.
I due ragazzi sono stati filmati dalle telecamere antitaccheggio del negozio. Racconta il commerciante: “Anche in precedenza mentre erano intenti alla scelta dei capi sia io che la mia commessa avevamo notato che i due giovani si accarezzavano, si baciavano e si abbracciavano in modo evidente, tanto che la clientela presente notava tali atteggiamenti esibizionistici”. Tre giorni dopo Amanda e Raffaele erano in carcere con l’accusa di concorso in omicidio.
[Questo articolo è stato pubblicato oggi da "la Repubblica". A pagina 12 e con questo titolo. Veramente]
perugia: si cerca un romeno che ha messo un video su youtube
Sesso, droga, musica satanica, interi pomeriggi passati fumando hashish (d’altra parte, la radice della parola hashish è la stessa di assassino) e saltando da un letto all’altro per rapporti occasionali: ecco la Perugia degli Erasmus, questi ventenni europei che non comunicano più se non nel chiuso delle loro camerette coi loro blog. Ed è proprio internet, la rete, questo mondo spaventoso dove tutto è possibile e non c’è più morale, a rivelare le vite sregolate dei protagonisti di una storia truce come l’efferato omicidio della giovane inglese.
Dai blog dei protagonisti, pieni di tutto e di più, vengono fuori aspetti estremi: “ero alla ricerca di emozioni forti”, scrive Raffaele Sollecito, il giovane pugliese figlio di un noto professionista. E Amanda Knox, la ventenne americana dal viso d’angelo, descrive stupri e narra storie ad alta carica erotica. Questa voglia di rompere la noia adesso si trasforma in un elemento di accusa. Non bastavano più gli incontri sessuali occasionali, gli spinelli, le ubriacature, le serate trascorse tra una discoteca e un pub fino all’alba in una città devastata dalle continue connessioni internet e da eroina e cocaina vendute persino nella piazza centrale, come fossero sigarette. No, i giovani blogger, annoiati, sono andati alla ricerca del sangue.
Il capoluogo umbro è ormai la capitale dello sballo, pieno di giovani straniere che, seppur per poche ore, accettano la compagnia dei ragazzi incontrati occasionalmente durante il loro peregrinare notturno.
Ci si incontra, si balla, soprattutto ci si sballa, si torna a casa con chi capita. E ci si va anche a letto. Ma Meredith no, Meredith, unica a non avere un blog, era diversa e forse per questo ha firmato la sua condanna a morte. Le amiche dicono che Meredith non faceva entrare nessuno in camera, tranne il suo fidanzato Giacomo, detto il tenero Giacomo, che aveva baciato per la prima volta tre settimane dopo averlo conosciuto. Andava anche in chiesa, la povera ragazza inglese trucidata perché si è rifiutata di assecondare la voglia di trasgressione dei compagni di casa.
E proprio ieri gli inquirenti, scavando nella rete, si sono imbattuti in un video che un ventenne romeno ha messo su YouTube. Un video inquietante in cui il giovane fa delle smorfie e proclama il suo odio per gli inglesi. Un segnale chiaro per il pm, che ha messo la polizia sulle sue tracce. D’altra parte le statistiche parlano chiaro: sono soprattutto i romeni a delinquere, in Italia.
[Resto in attesa della lettera di assunzione di un grande quotidiano o di un invito a Porta a Porta]
cosa nostra e l’acqua calda
Nel covo del boss Lo Piccolo, una grande scoperta: un foglio con i dieci comandamenti del mafioso. Si leggono, ad esempio, sul Corriere della Sera. Tre a caso: “Non ci si può presentare da soli a un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo”, “Non si fanno comparati con gli sbirri”, “Si ci deve portare rispetto alla moglie”.
Su Repubblica.it la grande notizia è in prima pagina. Ecco un comandamento: “Non guardare le mogli degli amici”. Che notizia. Che scoperta. Le regole della mafia!
Adesso un esperimento. Entrate in una libreria. Recatevi al reparto storia. Reparto mafia se siete in Sicilia. Prendete un qualunque libro di storia della mafia. Uno a caso. Ora sfogliatelo. E anche se è del 1980, come per magia eccoli lì: i dieci comandamenti grande scoperta di questi giorni.
Di Cosa nostra militare si sa tutto, o quasi, da tempo. E quando si decide di colpire (e ci sono le condizioni: la polizia ha la benzina, non c’è l’agente che spiffera, non c’è il maresciallo che avverte), si colpisce. Però, preso un Lo Piccolo, ne arriva subito un altro e la mafia rimane la prima azienda italiana. No, non è Cosa nostra militare che va colpita per sconfiggere la mafia. Almeno non solo.
Dovremmo smetterla di masturbarci con pizzini, dieci comandamenti, ricotte e bibbie, fedeltà alla moglie, rispetto, abiti griffati e tutto l’armamentario del buon mafioso militare e occuparci dei mafiosi che stanno nei parlamenti, nelle assemblee, che fanno i presidenti, gli industriali. Sfiduciarli, se non si possono ancora arrestare.
Per cominciare, vogliamo tirare fuori i nomi dei due politici legati, secondo Telesio Malaspina dell’Espresso, ad alcuni personaggi vicini a Cosa nostra responsabili delle minacce a Lirio Abbate? O saranno segreti per sempre?
Sono due politici siciliani. Magari siedono in parlamento. Sono legati a chi voleva far saltare l’automobile di un giornalista e nessuno ne parla più? Ma certo: ora ci sono i dieci comandamenti del capo dei capi.
etna, siccità, traffico e burocrazia
Secondo Opinion Leader – trasmissione patinata dove tutto è cool e trendy e Palermo è molto Palermo bene – si inaugura sempre qualcosa con champagne e caviale, il sindaco sorride abbronzato, la città vive una vita culturale frenetica, i negozi sono prestigiosi e la gente ha un sacco di soldi da spendere. Trasmessa da molte emittenti locali, qualsiasi zapping finisce per incontrarla.
Opinion Leader non fa interviste in ginocchio. Peggio: non fa domande. Si fa da parte e lascia parlare: ad esempio così. Poi, però, in chiusura di servizio, rispunta la biondina che ci illumina:
“Nel prossimo incontro con il presidente Gianfranco Miccichè affronteremo un argomento che forse è la vera palla al piede per lo sviluppo della nostra isola.
La burocrazia“.
Già.
La vera palla al piede è la burocrazia.
Ma non erano l’Etna, la siccità e il traffico?
il bravo giornalista chiede permesso
Secondo il pentito Campanella (suoi testimoni di nozze: Cuffaro e Mastella) il boss di Cosa nostra Nino Mandalà ed Enrico La Loggia erano amici e sono stati soci in affari. E, in virtù di questi rapporti di amicizia, il piano regolatore generale di Villabate venne concordato da Nino Mandalà, La Loggia e Schifani. Renato Schifani fu poi nominato, dalla amministrazione di Villabate, esperto per le tematiche urbanistiche. L’incarico del Prg sarebbe andato a un progettista di fiducia.
La Loggia e Mandalà: soci in affari lo sono stati senz’altro. La Sicula Brokers è stata fondata nel 1979 e tra i soci c’erano Nino Mandalà, Renato Schifani ed Enrico La Loggia, nonché Benny D’Agostino e Giuseppe Lombardo. Benny D’Agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato di un viaggio Napoli-Roma in Ferrari in compagnia di Michele Greco. Giuseppe Lombardo era amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, boss della famiglia di Salemi.
Questo e molto altro racconta il libro obbligatorio “I complici“. Nei giorni scorsi, anche La Repubblica, edizione di Palermo, ha (timidamente) riportato le dichiarazioni di Campanella. La Loggia ha replicato con una lettera al giornale in cui, oltre naturalmente a smentire tutto (completa estraneità eccetera eccetera), dice “spiace quindi dover constastare l’uso quanto meno improprio del mio nome nel momento in cui Repubblica ha trattato l’argomento, senza peraltro aver ritenuto opportuno interpellarmi“.
Dunque, mi par di capire, prima di scrivere di La Loggia, il giornale deve chiedergli il permesso. Mi sovviene un dubbio: Lirio Abbate, autore con Gomez de “I complici”, il permesso lo aveva chiesto?
tesoretto

L’Italia, il paese dove ministri, sindaci e presidenti – uomini di sessanta, settanta anni – usano, seriamente e da settimane, senza apparente imbarazzo, la parola tesoretto. E dove i giornalisti la scrivono. (Finché non se lo rubano, e allora sarà tesorettopoli)
cuffauguri a tutte le siciliane ed a tutti i siciliani
“L’avvenimento della resurrezione di Gesù è un evento storico senza precedenti nel, quale ciascuno può riconoscere la fonte di una certezza che il nostro cuore ricerca senza tregua nei mille impegni di ogni giorno ma che, da se stesso, non riesce a mai a realizzare”
Salvatore Cuffaro, Giornale di Sicilia, 8 aprile 2007
dovrebbe essere anticipata l’età dell’impunibilità penale
“Seguendo la trasmissione di Bruno Vespa, Porta a Porta, che reputo attenta, pulita, socialmente apprezzabile a differenza di tanta televisione becera, volgare, rissosa, che sa insegnare ai giovani e non solo, l’arrivismo sociale, il finto perbenismo, le crisi familiari: un esempio di virtu!!! Che mescolate bene in uno shaker servono una miscela ideale d’insegnamenti per la violenza, per l’odio alle istituzioni, ed ai vari organismi di polizia e quindi, in sintesi a voltare le spalle alla giustizia, alla disciplina, al rispetto degli ideali e dei valori degli altri anche se non condivisibili.
“Nella trasmissione, ma anche in altre ed in quasi tutti i giornali nazionali e locali, a proposito dell’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti, si è parlato di tante cose giuste, fattibili e non, dal disagio giovanile e familiare, ed allora mi consenta di fare una proposta, da mandare ai nostri governanti: perché non approvare una legge che riduca l’imputabilità a 12 anni?
Si dice che l’età media è aumentata tanto da consigliare molti a sostenere la necessità di portare l’età pensionabile a 65 anni; ma nessun sociologo od addetto ai lavori dissentando sulla innegabile realtà dello sviluppo fisico, mentale, intellettivo e, a volte, criminale dei giovani ragazzi d’oggi. Quindi, prima si diventa coscienti di quello che nella vita, si può fare e quello che non si deve e che si identifica quasi sempre in atti di violenza, criminalità e guerriglia, e prima dovrebbe essere anticipata l’età dell’impunibilità penale. Pertanto, se per l’omicidio dell’ispettore Raciti dovesse risultare un colpevole, anche minorenne, costui andrebbe condannato all’ergastolo“.
Lettera di Gaetano V. al Giornale di Sicilia, 25 febbraio 2007
la pena di morte in un paese che pullula di telefonini

“Dopo l’ennesimo omicidio (vedi magazziniere ucciso a Trapani per salvare il collega) non capisco perché in Italia non deve essere introdotta la pena di morte. Faccio notare che oggi il vademecum dell’assassino italiano è: primo uccidere con tranquillità sapendo che una volta preso, vivrà ancora; secondo sa che dopo indulti e buona condotta è di nuovo fuori per ricominciare. Per quanto mi riguarda, la pena di morte la metterei per: politici corrotti, amministratori che falsano bilanci, delinquenti per furto-stupro e assassini“. (Giornale di Sicilia, 11 gennaio 2007)
“Leggo con non poco sgomento la lettera di un lettore nella quale fa riferimento alla pena di morte, applicata nello specifico a Saddam Hussein. Premetto che il sopra citato (Hussein) più che alla categoria uomo possa tranquillamente essere annoverato alla categoria bestie infide ed immonde (giacchè l’uomo è stato dotato da Dio o Allah di ragione che lo distingue appunto dagli animali che vivono di solo istinto) per avere provocato orrore e dolore al suo caro (?) e amato paese, infierendo con crudeltà e ferocia su tanta gente innocente ed inerme, mi soffermo a pensare: ma davvero, ancora oggi nel 2007, in un paese che pullula di industrie, dove il telefonino non è più un optional, dove internet (ahimé) ha preso il posto dei cari quotidiani, dove non si fanno più di dieci metri senza auto, dove insomma l’uomo si è evoluto e ha migliorato (o almeno lo crede) la qualità della sua vita, si crede che provocare la morte di una persona, sia la soluzione giusta e corretta per avere democrazia? Giustizia? Libertà di pensiero, parola o religione?” (Giornale di Sicilia, 31 gennaio 2007)
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